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Il Museo trae origine dal progetto del Comune di Vigevano “Archivio della Memoria – Le Tracce di Ieri” (del 2004), che aveva l'obiettivo di valorizzare la memoria storica della città riscoprendo le tradizioni del periodo tra la fine dell’Ottocento e gli ultimi decenni del Novecento. Il percorso iniziò con diverse manifestazioni e la realizzazione del volume “Vigevano al lavoro – inventario della memoria”. L’Amministrazione delegò l’assessorato alle attività produttive alla gestione dell’iniziativa, e in questa fase si rese più ancora incisiva la partecipazione di Franco Fava, promotore e co-ideatore del progetto. Vigevano al Lavoro vendette in pochi mesi 1550 copie, e l'interesse dimostrato dai cittadini fu da sprone alla pubblicazione di un secondo volume: "Vigevano in Famiglia" (dic 2005). Parallelamente si allestì una mostra di oggetti della Vita Quotidiana, richiamando ben 18000 persone in 45 giorni (e l'attenzione di RAI 2). Il successo della mostra convinse l'Amministrazione a renderla permanente, creando così il primo nucleo del museo, nel 2006 col nome di "Museo della Vita Quotidiana", che ebbe per curatore Franco Fava. In seguito il museo fu arricchito con una sezione dedicata alla Grande Guerra, una collezione di oggetti, uniformi, documenti citata dalla stampa specialistica e apprezzata dai visitatori, che giunsero a 35000 visitatori nei primi sei mesi, con un trend ancora oggi all'altezza degli esordi. Il curatore Franco Fava si spense improvvisamente nella notte dell'11 maggio 2009. L'Amministrazione, grata per le idee, l'impegno e la professionalità, decise di intitolare a lui la struttura museale da settembre 2009.
Il Museo è il risultato dell’evoluzione del Progetto “Archivio della Memoria – Le Tracce di Ieri”, che nasce nel 2004, quando il Comune di Vigevano aveva scelto di attivare un progetto di valorizzazione della memoria storica della città e della sua vita sociale ed economica, favorendo un processo di riscoperta e rivalutazione delle antiche tradizioni dell’artigianato, dei vecchi mestieri, delle professioni, collegando però il tutto alla vita quotidiana assunta in tutti i suoi aspetti e manifestazioni di rilievo nell’arco di un periodo tra la fine dell’Ottocento e gli ultimi decenni del Novecento. Furono scelte diverse iniziative incentrate sull’utilizzo prioritario delle immagini, coinvolgendo enti, associazioni e privati legati al territorio. Si previde una evoluzione del progetto nell’arco di 5 anni, partendo da una fase di pubblicazioni per poi arrivare a creare strutture espositive o museali stabili, da collegarsi a manifestazioni di alto livello culturale da istituire in cicli ordinati e periodici.
Il percorso iniziò con diverse manifestazioni parziali e si concretizzò ulteriormente con la realizzazione del volume “Vigevano al lavoro – inventario della memoria”. Si volle produrre una testimonianza concreta e duratura del valore delle immagini nella coscienza e nella conoscenza dei vigevanesi, e nulla meglio di un libro poteva servire a tale scopo.
La scelta del tema “Il lavoro” fu dettata da una duplice considerazione: il lavoro come attività fondamentale del progresso umano e della crescita civile ed economica della società, ed il rapporto che inevitabilmente finisce per connettere il lavoro a tutte le altre attività umane.
Il libro prese spunto dalla plurisecolare laboriosità dei vigevanesi e tentò di raccontarne la storia in modo agile e godibile, privilegiando l’immagine rispetto al testo. Ovvio che “raccontare” per immagini non può prescindere dalla fotografia, che si colloca in modo utilizzabile principalmente a partire dalla fine del secolo XIX. Il libro quindi partì con una breve premessa storica generale sul lavoro e il suo ruolo nella cultura e nella società umana dai suoi albori sino ai nostri giorni, con un accenno a parte anche al lavoro ed alle peculiari attività di Vigevano nella sua plurisecolare storia, per poi aprire un vasto archivio di fotografie, raccolte in mesi di ricerca in archivi pubblici e privati. La sezione fotografica fu articolata per categorie e sottocategorie, con brevissime introduzioni per ognuna. Si andava dalle casalinghe agli operai, dai contadini agli ambulanti, dai “colletti bianchi” agli insegnanti. Le immagini avevano datazione varia, principalmente si collocavano tra la fine del 1800 e il primo dopoguerra, ma non mancavano fotografie più recenti.
L’Amministrazione delegò l’assessorato alle attività produttive alla gestione dell’iniziativa, e in questa fase si rese più ancora incisiva la partecipazione di Franco Fava, che era stato uno dei maggiori ideatori dell’intero progetto ed il suo maggior fautore. Il primo passo successivo alle manifestazioni, produsse e pose in vendita il pregevole volume “Vigevano al Lavoro” ad un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato, al fine di favorirne nel modo più ampio possibile la diffusione: il successo fu clamoroso e il libro divenne il volume più acquistato in Vigevano per molti mesi, raggiungendo il record di vendite di 1.550 copie in pochi mesi. Tuttavia la sua realizzazione non era stata concepita come una operazione commerciale ma come un primo passo editoriale per la diffusione e la valorizzazione della memoria storica della città. Il passo successivo fu la pubblicazione di un secondo volume, di pari pregio e formato, questa volta dedicato alle memorie private dei vigevanesi, ed infatti fu intitolato “Vigevano in Famiglia”, pubblicato a dicembre del 2005. Con esso si volle affiancare alla riscoperta del lavoro nelle sue più antiche accezioni e consuetudini cittadine, la rivalutazione e la conoscenza della vita quotidiana della città e del suo territorio, intesa come valore fondante dell’evoluzione sociale e civile della collettività. Parallelamente alla pubblicazione del libro si allestì una mostra temporanea nelle scuderie del Castello Sforzesco, dedicata alla vita quotidiana, agli oggetti d’uso e di lavoro, agli strumenti, ai giocattoli, ai libri ed alle riviste e giornali, agli oggetti curiosi, agli oggetti decorativi e a tutto quanto insomma circondava la giornata tipica, ma anche a quella diversa, di un vigevanese e di ogni altro italiano tra il 1880 e il 1975. La mostra fu organizzata e realizzata grazie all’attiva partecipazione di Rolando Di Bari, da molti anni stretto collaboratore di Franco Fava, nonché proprietario di gran parte del materiale esposto.
Anche il secondo libro ebbe un grosso successo di vendite e di critica e, parimenti, la mostra temporanea ebbe un successo ben al di là delle più rosee previsioni, venendo visitata da oltre 18.000 persone nell’arco di soli 45 giorni. Anche la RAI effettuò un ampio servizio sulla mostra, diffuso sul TG regionale e sulla rubrica culturale settimanale di RAI2.
Il grande successo della mostra incoraggiò la volontà di renderla permanente e, dietro le pressanti insistenze ed incoraggiamenti di Franco Fava e dello stesso Di Bari, grazie ad un notevole sforzo economico, si previde una nuova, più completa e ampia sua collocazione nei prestigiosi spazi reperibili presso il Palazzo Roncalli, sede dell’omonima fondazione. Furono garantiti fondi per l’adeguamento dei locali alle norme vigenti in materia di sicurezza e di esposizioni museali in genere, furono acquistati arredi e fu incaricata una ditta specializzata per l’allestimento, si determinò un canone di locazione dei locali da corrispondere alla Fondazione Roncalli a cui si aggiunsero le spese per utenze e per l’assegnazione di 3 unità di personale da destinare alla sorveglianza e accompagnamento dei visitatori. Nella seconda metà del 2006 aprì la mostra permanente e fu denominata “Museo della Vita Quotidiana”, riscuotendo immediatamente un enorme successo di pubblico tanto che, nonostante la struttura fosse aperta solo al venerdì pomeriggio e nelle intere giornate del sabato e della domenica, il numero di visitatori salì ad oltre mille unità di media a settimana, con punte sino a mille e ottocento in particolari occasioni. Fu naturale e consequenziale affidare a Franco Fava l’incarico di curatore della mostra, sia per la sua grande competenza, sia per l’amore e la passione che aveva profuso nella creazione di questo originalissimo “archivio della memoria”.
Il passo successivo fu l’apertura di una speciale sezione del Museo dedicata alla Grande Guerra, considerando la tragedia bellica come un doloroso evento della vita quotidiana di milioni di italiani nel periodo 1915-1918, proprio in considerazione della peculiarità della Prima Guerra mondiale che aveva visto la guerra di trincea divenire diffusa e comune a tutte le nazioni belligeranti. La nuova sezione fu allestita con l’acquisizione in prestito permanente dell’intera collezione di un cittadino vigevanese, Daniele Porta Fusero, grande esperto e ricercatore diretto di reperti sui campi che furono teatro del primo conflitto mondiale. La collezione privata fu concessa in prestito permanente gratuito dal Porta Fusero al Comune di Vigevano, in memoria del proprio genitore, Cipriano Porta Fusero, deceduto nel 2005. Naturalmente l’incarico di curatore della sezione fu affidato allo stesso Daniele Porta Fusero, proprietario e creatore della collezione. Va sottolineato che il materiale esposto può fare invidia e non ha nulla da temere al confronto sia per qualità che quantità con numerosi musei specialistici sulla Grande Guerra nazionali: si tratta di oltre 40 manichini con divise complete di quasi tutte le nazioni belligeranti (alcune molto rare), più una collezione di oltre 5.000 oggetti comprendenti armi, proiettili, bombe a mano, mazze ferrate, baionette, caricatori, buffetterie, pacchetti di medicazione, manuali, bottiglie, scatolette di alimenti, berretti, attrezzi, filo spinato, manuali, schegge di granate e granate intere, documenti, fotografie, giornali e pubblicazioni, lettere, medaglie, zaini, borracce, gavette e ogni altro oggetto del periodo . Questa sezione è stata aperta nel dicembre del 2007 ed ha prodotto un incremento dei visitatori di oltre il 35%, con punte di visitatori che si aggirano sui 2.400 al giorno e, fatto non secondario, a poche settimane dalla sua apertura ha portato il Museo della Vita Quotidiana e della Grande Guerra (come è stato successivamente ribattezzato) in primo piano nel panorama turistico e culturale vigevanese, lomellino e lombardo: non a caso la struttura museale nel suo complesso risulta essere unica per tipologia a livello europeo. I più qualificati siti internet e numerose riviste specialistiche nazionali hanno dedicato link e articoli alla struttura vigevanese. In conclusione è stato valutato, tenendo anche conto del registro delle firme e dei messaggi dei visitatori, che la mostra nella sua articolazione iniziale ha visto circa 75.000 visitatori nel periodo metà 2006 – novembre 2007 e che, con la nuova sezione, dal dicembre 2007 al maggio 2008, ha visto non meno di 35.000 visitatori. Nel corso del 2009 il trend in costante crescita dei visitatori è rimasto confermato.
Un’annotazione finale: l'autorevolissima rivista "Uniformi & Armi", una delle più prestigiose a livello europeo in materia, nel suo numero di settembre 2008 nell'editoriale del direttore, riporta questa frase:
"....a Vigevano veniva inaugurato un bellissimo museo dedicato alla Grande Guerra ...(omissis)... che ha messo assieme negli anni una raccolta senza eguali in Italia - riteniamo noi - per completezza uniformologica, ampiezza di documentazione e oggettistica, serietà nella catalogazione".
Un link completo del museo è anche presente sul prestigioso e conosciutissimo sito specializzato Cimeetrincee.
Intitolazione a Franco Fava
Il principale fautore dell’intero progetto, il maggior promotore del Museo della Vita Quotidiana e della Grande Guerra, è stato Franco Fava, molto noto al mondo della cultura lombarda e cittadina: giornalista, scrittore, editore, linguista, commediografo, regista, storico, direttore di prestigiose riviste culturali milanesi e di altrettanto prestigiose case editrici del capoluogo lombardo, insomma una delle figure più poliedriche e vivaci della Vigevano e della Lombardia che conosciamo.
Nella sua opera di creazione, consolidamento, promozione del museo e, peraltro, nell’intera opera di realizzazione del progetto complessivo, è stato fortemente, costantemente e validamente sostenuto, incoraggiato, aiutato da alcune figure fondamentali. Prima fra tutte quella dell’assessore alle Attività produttive del Comune di Vigevano, il dottor Gianpietro Pacinotti, amico ed estimatore di Franco Fava, un giovane imprenditore locale prestato alla politica, e che negli anni è stato il referente istituzionale del complesso e articolato progetto che ha visto nascere il museo, nonchè persona di grande vivacità culturale e dalle ampie vedute, profondamente legata alle tradizioni ed alla storia della “sua” Vigevano. Senza la sua costante attenzione al progetto, senza le risorse economiche da lui reperite tra le pieghe del bilancio comunale, senza il suo costante impegno politico ed istituzionale a favore dell’iniziativa, il museo non sarebbe mai nato, né avrebbe potuto realizzare così tanto, né avrebbe potuto continuare ad esistere. L’altra figura di spicco è Rolando Di Bari, scrittore, poeta, esperto delle storie e delle tradizioni locali, amico fraterno e collaboratore da innumerevoli anni nel percorso professionale di Franco Fava e, non ultimo, proprietario di gran parte dei reperti e degli oggetti esposti nel Museo. Altra figura importante è Paolo Comolli, anch’egli grande amico di Franco Fava e suo insostituibile collaboratore nell’avviatissimo studio editoriale da entrambi fondato, e che ha dedicato molto del suo impegno professionale alla vita del progetto. Infine Bernardino de Vincenzi, anch’egli fraterno amico di Franco Fava, funzionario del Comune di Vigevano, ma anche giornalista e storico autore di numerosi testi di analisi storica, esegesi storica, storia comparata, ed anche scrittore sia di storia contemporanea, sia di storia locale sia di storia antica ed Egittologia. Suo il merito di aver tradotto in atti e fatti concreti tutto quanto studiato, ideato, progettato, previsto da Franco Fava, garantendo il corretto rapporto con le istituzioni e con la buro-crazia, nonché fornendo un valido contributo di idee, studi, approfondimenti delle tematiche legate al progetto ed alla sua evoluzione. Questo gruppo di persone, appassionate all’idea del progetto, tutte parimenti artefici della sua realizzazione, purtroppo nella notte del 11 maggio 2009 persero il loro ispiratore e nume tutelare: Franco Fava si spense improvvisamente, tragicamente, stroncato nel sonno da un infarto, lasciando il profondo rimpianto non solo di tutti coloro che avevano avuto il privilegio di godere della sua ami-cizia, ma anche quello di tutto il mondo della cultura lombarda e vigevanese. L’Amministrazione Comunale di Vigevano unanimemente, su proposta dell’assessore Gianpietro Pacinotti, volle doverosamente dedicare alla memoria dell’insostituibile ed indimenticabile Franco Fava il Museo da lui così appassionatamente e tenacemente voluto e realizzato. Con apposita deli-berazione della Giunta Comunale il Museo ha ufficialmente assunto dal 1 settembre 2009 il nome di mostra permanente Museo della Vita Quotidiana e della Grande Guerra “Franco Fava”.
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